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Reinventing Granny’s Cupboard

If your home has a kitchen-living room open space, you can rethink the kitchen corner SMART just like granny !
The kitchen appearance in an original and unprecedented way: less kitchen and more living.

reading “The Air from Other Planets”…

This fall, in my last visit to Chicago, I discovered in the Architecture Biennial by Chicago Cultural Center, this amazing book with a side point of view about what mean Architecture in the age of the Energy and the Communication, but even with a overview on the past. I recommend to read this Sean Lally’s book.     For more information you can read  here.

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Sun Buildings for an African Boutique Hotel – Benin

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Nel corso della storia l’uomo ha da sempre esplorato nuove modalità per imbrigliare l’energia solare al proprio servizio, ma è solo con i tempi recenti, con la scoperta delle fonti di energia fossile, più “comode” e “competitive”, che si è via via persa questa capacità  peraltro testimoniata dagli splendidi esempio di architetture che ci sono giunte dal passato e che sono testimonianza di una attenta conoscenza e risposta alle rispettive condizioni climatiche. Abbiamo testimonianza di sistemi di “climatizzazione” in raffrescamento passivo già dalla civiltà egizia ma questi sono stati soppiantati da sistemi attivi.

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Nello sviluppo di un progetto commissionato per un Boutique Hotel in Africa nel Benin, ho voluto indagare proprio queste tecniche di costruire sistemi passivi che, nel caso di climi tropicali e quindi caldi, non implica la necessità di mantenere calore all’interno come alle nostre latitudini, ma bensì mantenere temperature interne basse facendo sì che le strutture non accumulino calore durante le ore di esposizione al sole e che ne rilascino velocemente quello eventualmente accumulato nelle ore notturne. Il layout planimetrico e compositivo dell’insediamento è stato regolato quindi dall’andamento del sole, e delle ombre proiettate, nonché in primis dallo studio dei venti dominanti e statisticamente studiati, permettendo alle brezze notturne e mattutine di accarezzare le stanze da letto ed invece proteggere i locali giorno dalle correnti calde del giorno.

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Non in secondo piano, la riflessione sulla “forma” ed i materiali da adottare cercando di non lasciarsi influenzare alla troppo facile tentazione di ‘esportare’ i modi e linguaggi architettonici moderni dell’emisfero nord, e invece leggendo ed ascoltando gli elementi e le architetture del luogo onde poter esprimere, seppure in chiave reinterpretata, quel “genius loci” presente in ogni regione. Da una posizione di ascolto e studio, per ‘imparare’ anziché insegnare, il progetto si è delineato con elementi di valenza quali il tetto a falde di paglia (soluzione ottimale per la schermatura solare) o gli spazi  preparazione del cibo: un cono in terra battuta che si identifica anche come elemento iconico ma che fondamentalmente si isola dagli altri spazi funzionali e che permette l’espulsione naturale dei gli odori per l’effetto camino del sistema (dispensa al piano basso, preparazioni e cotture al piano intermedio e barbecue al piano alto). Le camere degli ospiti, sopraelevate e accessibili da passerelle, godono di doppie aperture sui due fronti permettendo sia alle brezze notturne (da nord-ovest) e sia ai venti diurni (da sud-ovest) di ventilare gli ambienti consentendone un comfort senza necessità di sistemi attivi.

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L’insediamento è stato pensato energicamente autonomo con pannelli fotovoltaici posizionati sulla copertura piana degli alloggi ospiti, in modo da non ricevere ombre dalle vegetazioni limitrofe e nel contempo formare una contro-copertura che schermi dalle radiazioni solari il sottostante solaio che diviene pertanto ventilato consentendo di mantenere basse le temperature e limitare al minimo la radiazione dei sottostanti locali.

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Il Boutique Hotel avrà la prerogativa di essere anche l’abitazione per i committenti e conseguentemente lo studio sulla disposizione degli ambiti funzionali ha risposto anche all’esigenza di una certa “separatezza” tra zone più propriamente private, zone invece liberamente pubbliche agli ospiti e quindi zone ibride o di “cerniera” (esempio: gli spazi cottura).

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l’Utilità dell’Inutile

Nuccio Ordine

“L’Utilità dell’Inutile. Manifesto”

ed. Bompiani; Collana Assaggi e Passaggi;  settembre 2013

L'Utilità dell'Inutile

 

 

 

 

 

 

 

 

“Non è vero – neanche in tempo di crisi – che è utile solo ciò che produce profitto. Esistono, nelle democrazie mercantili, saperi ritenuti “inutili” che invece si rivelano di una straordinaria utilità. In questo brillante e originale saggio, Nuccio Ordine attira la nostra attenzione sull’utilità dell’inutile e sull’inutilità dell’utile. Attraverso le riflessioni di grandi filosofi (Platone, Aristotele, Zhuang-zi, Pico della Mirandola, Montaigne, Bruno, Campanella, Bacone, Kant, Tocqueville, Newman, Poincaré, Heidegger, Bataille) e di grandi scrittori (Ovidio, Dante, Petrarca, Boccaccio, Alberti, Ariosto, Moro, Shakespeare, Cervantes, Milton, Lessing, Leopardi, Hugo, Gautier, Dickens, Herzen, Baudelaire, Stevenson, Kakuzo Okakura, García Lorca, García Márquez, Ionesco, Calvino, Foster Wallace), Nuccio Ordine mostra come l’ossessione del possesso e il culto dell’utilità finiscano per inaridire lo spirito, mettendo in pericolo non solo le scuole e le università, l’arte e la creatività, ma anche alcuni valori fondamentali come la dignitas hominis, l’amore e la verità. Abraham Flexner – nel suo affascinante saggio tradotto per la prima volta in italiano – ricorda che pure le scienze ci insegnano l’utilità dell’inutile. Eliminando la gratuità e l’inutile, uccidendo quei lussi ritenuti superflui, difficilmente l’homo sapiens potrà rendere più umana l’umanità”

dal sito Bompiani

Concept for New Hukla Shops in China

 

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Kitchens

New-York, Prince Street, ristorante Mercer Kitchen: all’ingresso un maitre accoglie gli ospiti direzionandoli ad una scala che scende al piano inferiore dove lampade a cappello in stile arredo urbano illuminano tavoli con panche in serie ed apparecchiati con cura ed eleganza ma da semplici tovagliette in carta.  Pavimenti, pareti e soffitti neri rendono i piani apparecchiati  quali unici elementi di orientamento in un contesto di generalizzata penombra.

Il pranzo può essere condiviso  con “compagni di tavolata” sconosciuti, ma è sullo sfondo della sala, dove la prospettiva dei banconi trova il suo punto di fuga, che in contrasto all’oscurità si affaccia il luogo di preparazione delle pietanze: una cucina con cuochi in divisa che si adoperano tra tegami, teglie, utensili e robot nella composizione di prelibati e scenografici piatti per la delizia del palato degli ospiti.

In netto contrasto con la dimensione oscura della sala dove la penombra raccoglie i volti dei convitati, lo spazio cucina caratterizzato da moduli inox e da una brillante luce diffusa diviene emulazione di un “palcoscenico” ma anche di un’immagine bidimensionale proiettata.

Il particolare concept con lampade molto basse rende le pietanze sui piatti le vere protagoniste di questa piacevolissima e ben orchestrata esperienza.

Elegante manifesto della teatralità e ritualità del cibo, che si erano andate perdendo ndagli anni ’80 con la diffusione dei fast-food, è da ritenersi espressione di una generalizzata riscoperta della convivialità dove la cucina reinterpretata diviene il nuovo centro di aggregazione familiare e sociale.

Non a caso al MoMa di New York è in corso un’esposizione dal titolo “Counter Space: Design and the Modern Kitchen” che esplora le trasformazioni della cucina nel XX secolo e la sua riprogettazione continua come barometro dei mutamenti sociali. Una cucina non più, secondo la visione un po’ romantica della mamma intenta a cucinare per la famiglia, come luogo adibito per lo più alla preparazione dei pasti. Una cucina che ha sì mantenuto “anche” questa funzione ma il cui ruolo non si limita al mero aspetto pratico stante il fatto che sono radicalmente cambiate le abitudini e stili di vita. Analizzando le ultime proposte e tendenze, è diventata un bene da esibire agli amici, al pari di un abito o dell’auto e, divenendo uno status-symbol, pretenderebbe di seguire mode ed evoluzioni tecnologiche sempre più rapide.

Ecco che la nuova idea di cucina si lega al nuovo concetto di casa: uno spazio aperto e flessibile dove i ruoli di persone e cose non sono così predeterminati. Non più pensata come stanza, ma come spazio operativo che dialoga con tutti gli altri ambiti funzionali della casa; non più una stanza ammobiliata ma identificata nei mobili fino a rendersi addirittura un “mobile”.

Non pensili: tutto viene contenuto in armadi/dispensa che evocano i guardaroba con ante a tutta altezza. Il piano operativo, sovrastato da cappe scenografiche, si stacca dalle pareti per divenire isola/bancone ed anche il tradizionale tavolo da cucina si trasforma in piano snack con sgabelli per la colazione o uno spuntino veloce, mentre i pranzi si consumeranno nello spazio living.

Must categorico è non più pareti tra cucina e soggiorno; se proprio si vuole marcare una separazione, pannelli scorrevoli o quinte, non più alte di un metro e quaranta, permetteranno di liberare lo spazio nuovamente considerato il fulcro sociale nella casa d’oggi.

Le soluzioni compositive presuppongono come imperativo convivialità e condivisione: chi cucina dialoga e partecipa con i commensali, non rivolge loro la schiena ma, nell’atto di sciacquare un tegame o seguire una cottura, manterrà lo sguardo verso i convitati o comunque verso una visuale aperta.

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La dimensione tattile dei materiali acquista valore in un tempo di progressiva deprivazione sensoriale operata da media sempre più virtuali. Essa si concretizza nei rivestimenti con proposte e soluzioni anche alternative ed inusuali: non solo il top ma anche le ante in pannelli di calcestruzzo, in vetro temperato, in alluminio o composizioni di colori e forme al limite della stravaganza, ma molto divertenti. Il futuro ormai sempre più prossimo ci riserverà proposte curiose anche sul fronte degli apparati tecnologici all’insegna della sostenibilità con piani cottura ad induzione integrati nel top e sempre più performanti, ovvero lavastoviglie che riciclano l’acqua già usata nel secchiaio.

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Casa Low Budget ad Alte Prestazioni Energetiche

Progetto Low Budget per una casa ad Alto Rendimento Energetico e Sistema Costruttivo in Legno.

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Ampliamento di una Casa di Abitazione – UD

Progetto per l’ampliamento di una casa di abitazione in Provincia di Udine

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Beijing: redevelopment for Upper East Side Store System

Project and Realization on a Commercial Facade Refurbishment in Beijing Upper East Side

ENTRO: Spazio Casa Negozio

Negozio di Complementi Arredo a Udine

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